Il riscontro di PLAGIOCEFALIA POSIZIONALE è notevolmente aumentato in seguito alla campagna “Back to sleep”, avviata nel 1992 dall’American Academy of Pediatrics (AAP) al fine di prevenire la SIDS, Sindrome della Morte Improvvisa del Lattante. Queste raccomandazioni, che prevedono la posizione supina per il neonato durante il sonno, hanno permesso un abbassamento considerevole dell’incidenza della SIDS, ma hanno facilitato una ridotta variazione posturale, permettendo così il netto incremento della PLAGIOCEFALIA POSIZIONALE.

 

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L’AAP ha poi fatto seguire alla campagna “Back to sleep”, la “Tummy Time Recommendation” dove viene promossa la posizione prona mentre i lattanti sono svegli, al fine di favorire il controllo del capo e dei movimenti del tronco, prevenendo così lo sviluppo di aree di appiattimento occipitale.

 

 

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Di sicuro l’importanza di una PLAGIOCEFALIA precocemente diagnosticata risiede in una maggiore efficacia del trattamento se iniziato tempestivamente.

Consigli circa il “RIPOSIZIONAMENTO ATTIVO” del neonato dovrebbero essere dati da ogni pediatra ai genitori di neonati che presentano un iniziale appiattimento occipitale nei primi 3 mesi di vita. Quando le indicazioni posturali date dal pediatra non sono sufficienti o risultano inefficaci, è bene indirizzare i genitori allo specialista per una valutazione obiettiva e mirata. In tal modo è possibile scorgere le cause dell’appiattimento della testa del neonato che possono riflettersi in una PREFERENZA POSIZIONALE, in un TORCICOLLO POSTURALE, per cui può essere consigliato, oltre alla tecnica di riposizionamento casalingo, anche una terapia integrativa fisioterapica o osteopatica mirata al trattamento della postura.

Nella pratica le tecniche di riposizionamento risultano efficaci fino ai 4 mesi, età in cui il genitore riesce ancora a controllare la posizione assunta dal neonato durante il sonno poiché il piccolo non è ancora in grado di assumere posizioni in autonomia. Dopo il 4° mese d’età gestire le posizioni del neonato, durante il sonno e la veglia, inizia ad essere piuttosto complicato nonostante l’utilizzo di appositi presidi che favoriscono il decubito laterale. In queste circostanze, il neonato, avendo una posizione preferenziale, si riposiziona nella posizione viziata con il conseguente aggravarsi della deformità stessa.

 

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Dunque, altre regole da attuare al fine di evitare o ridurre la PLAGIOCEFALIA POSIZIONALEconsistono nel limitare l’uso di seggiolini o sdraiette, alternare il lato ad ogni pasto quando si allatta con il biberon; di fatti, i neonati allattati al seno hanno minori probabilità di sviluppare plagiocefalia, in quanto l’allattamento al seno promuove l’alternanza della posizione del capo.

Attualmente, la scelta del trattamento più efficace risulta, purtroppo ancora per molti, controversa sebbene esista un’analisi computerizzata, precisa ed innocua, che consente di poter discriminare ed individuare univocamente qual è il miglior programma terapeutico da intraprendere. Infatti, a partire dal 4° mese d’età, mediante una scansione 3D è possibile valutare e monitorare nel tempo il tipo ed il grado di deformità. Nel momento in cui l’esame rileva dei valori al di sopra di quelli soglia (indicati dalla Letteratura Scientifica Internazionale) è consigliato il trattamento con ortesi cranica: il “CASCHETTO”, realizzato pertanto con tecnica digitale. Il trattamento col caschetto può non escludere parallelamente approcci terapeutici fisioterapici o osteopatici volti ad una rieducazione posturale del neonato.

 

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Numerosi studi scientifici internazionali e statistiche dimostrano comunque la maggiore efficacia del trattamento con il CASCHETTO rispetto ad altre tecniche di modellamento del cranio:

I RISULTATI NEL LUNGO TERMINE NEL TRATTAMENTO DELLA PLAGIOCEFALIA E BRACHICEFALIA POSIZIONALE UTILIZZANDO LA TERAPIA DEL CASCHETTO E DEL RIPOSIZIONAMENTO

(Sybill D. Naidoo  – Gary B. Skolnick – Kamlesh B. Patel – Albert S. Woo – An-Lin Cheng Springer–Verlag Berlin Heidelberg 2015)

<< Questo è uno dei più grandi studi pubblicati sul confronto di bambini che hanno utilizzato i caschetti e il riposizionamento per trattare la plagiocefalia. I dati suggeriscono che i bambini avranno maggiori miglioramenti con il caschetto >>

CONFRONTO TRA LA TERAPIA DEL CASCHETTO E DEL RIPOSIZIONAMENTO NELLA PLAGIOCEFALIA POSIZIONALE

(Se Yon Kim – Moon-Sung Park – Jeong-A Yang – Shin-Young Yim Korean Academy of Rehabilitation Medicine 2013)

<< La terapia col caschetto ha dato risultati migliori rispetto alla terapia del riposizionamento nel trattamento di plagiocefalie moderate e severe, senza tuttavia compromettere la crescita della testa >>

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